C'è un'apparente contraddizione di termini nell'espressione "progettare la natura": la natura è data, è il dato, da cui tutto deriva, e a cui tutto torna. "Progettare la natura" è, dunque, un nonsense, un assunto basato su un paradosso.

Eppure, nell'era della tecnologia avanzata, anche la natura è soggetta a processi più o meno spinti di artificializzazione e, dunque, sottoposta ad un'attività trasformativa promossa da una volontà progettuale. Si progettano spazi aperti, giardini, parchi, corsi fluviali, invasi marini. Si progettano i modi in cui la natura invade lo spazio domestico, quello lavorativo, quello del tempo libero, diventandone parte integrante, come elemento protagonista o accessorio, a seconda dei casi.

La tensione prevaricatrice della natura sull'opera umana è mitigata dal suo assoggettamento da parte dell'uomo ed è ridotta, o ricondotta, a un ruolo ornamentale che produce effetti a livello percettivo, senza tuttavia invadere l'efficientismo degli spazi funzionali o il controllo di quelli rappresentativi, come uno degli elementi che compongono la scena dell'habitat umano: un apparato dissonante che esalta, per contrasto, l'assolutezza delle forme dell'architettura.

La ostilità della natura è dunque trattenuta e depotenziata dal progetto. Il suo stesso asservimento alla logica dell'ecologismo pervasivo produce più un'attenuazione della sua carica corrosiva nel processo di riconquista del terreno espropriatole, che una vera e propria riappacificazione dell'uomo con il suo habitat originario.

Nel Mediterraneo la natura ha sempre avuto un ruolo preponderante, a volte prepotente, qualche volta violento e distruttivo nei confronti degli spazi di vita dell'uomo. Gli sconvolgimenti naturali che ne hanno segnato la conformazione, e che ancora oggi sono chiaramente visibili lungo le coste e nel suo entroterra, riferiscono di un passato di moti catastrofici, di terrificanti energie sprigionate e di una minaccia silente ma non spenta.

Con questo paesaggio, terribile e incantevole allo stesso tempo, l'uomo si è confrontato nei secoli, trovando modalità costruttive di mediazione con la complessa morfologia dei luoghi, mediante sistemi insediativi ricchi proprio perché vincolati a quelle condizioni iniziali di difficoltà localizzativa.

Il presunto dominio dell'uomo tecnologico del XXI secolo sulla natura sembra poter ricondurre tanta diversificazione morfologica alle condizioni di normalità di qualunque altro contesto geografico. La singolarità dell'ambiente mediterraneo, da una condizione essenziale e strutturale è ridotta a un fatto accessorio e pittoresco.

Sulle balze rocciose e sulle distese di terra che ne hanno ricoperto discretamente le asperità, la vegetazione mediterranea continua a disseminare le sue essenze, i suoi colori, i suoi aromi. Al cospetto del processo omologante di definire le forme e i modi di vivere i luoghi, la vegetazione mediterranea prosegue il suo lento e inesorabile processo di progressiva conquista del territorio urbanizzato, per ricondurlo ai caratteri di un luogo con condizioni di unicità.

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