ISCHIA, UNA CASA  -  CAPRI, UN SEMAFORO


L'isola di Ischia ha un carattere vulcanico, formatasi in seguito a diverse eruzioni succedutesi nel giro di circa 150.000 anni. Le parti più antiche dell'isola si riconoscono nei bordi delle coste meridionali, databili fra i 147.000 e i 100.000 anni fa. La parte centrale dell'isola, con la formazione del Monte Epomeo caratterizzata dalla presenza del tufo verde, risale a circa 130.000 anni fa. A S/O si è prodotta la formazione di Citara (33000 anni fa), Scarrupo di Panza (tra 29.000 e 24.000 anni fa), Faro di Punta Imperatore (19.000 anni fa) e Campotese. Successivamente l'attività vulcanica si è spostata a N/O, con i giganteschi effluvi di Zaro e Marecoppo risalenti a 6.000 anni fa che, a ridosso di Lacco Ameno, delimitano la Valle di San Montano. Il lato S/E, con il Piano Liguori, si è formato 5.000 anni fa.

Ischia fu abitata fin dai tempi più remoti. I primi cenni storici sicuri risalgono ai Greci di Calcide e di Eretria. Essi sbarcarono nell'VIII secolo a.C. là dove oggi si trova Lacco Ameno, precisamente sulla collina di Monte Vico, e fondarono la colonia cui diederono il nome di Pithaecusa. Pithaecusa rappresentò la prima e più settentrionale delle colonie greche d'Occidente. Essa acquisì sempre maggiore importanza, con il passare del tempo, come centro industriale (lavorazione di ceramica, ferro, bronzo, oro e argento) e commerciale, ma anche come centro culturale e artistico, punto di confluenza di civiltà diverse. Dopo 500 anni circa Ischia fu colonizzata dai Romani, ai quali si deve la scoperta delle fonti d’acqua calda e la costruzione delle terme. I Romani allargarono i loro interessi da Lacco Ameno fino ad Ischia, dove nello specchio d'acqua tra il Castello Aragonese e gli scogli di Sant'Anna (oggi chiamata Cartaromana) fiorì, tra il III e il II secolo a.C. un centro urbano denominato Aenaria. Qui si produceva, oltre alle tradizionali terracotte, le armi destinate all'esercito di Roma. Dal 1000 d.C. l'Isola prese definitivamente il nome di Ischia. Il periodo dell'Alto Medio Evo segna i "secoli bui" anche per l'isola, che subisce stragi e saccheggi a seguito dell'arrivo di Goti, Longobardi e Normanni. Ischia passò così sotto il dominio degli Svevi che, nel 1154, diedero inizio alla costruzione del Castello, sede del governatore e delle massime autorità. Il loro dominio durò 100 anni, poi fu la volta dei Francesi e degli Spagnoli, che si disputarono per secoli i diritti sull'isola e sul Castello. Con gli Angiò si ebbero anni di nuovo fervore culturale. Nel 1301 una violenta eruzione scosse l'isola. Fino all’800 nell’isola fu un susseguirsi di dominazioni diverse: a quella Angioina seguì l'occupazione spagnola. Dopo le incursioni piratesche del Barbarossa e di Dragut, nel Cinquecento, l'isola visse altri momenti tragici, come in occasione della peste del 1656. Infine, nel 1806, fu occupata definitivamente dai Francesi, cui si deve la divisione dell'isola in Comuni. Dopo qualche anno l'isola tornò ai Borbone. Nel 1854, con Ferdinando II di Borbone, viene inagurato il nuovo porto, ricavato dalla apertura del lago di origine vulcanica. Dopo l'Unità d'Italia, nel 1864, Giuseppe Garibaldi soggiornò a Casamicciola per curarsi una ferita con le acque termali. Altri uomini illustri, soggiornarono sull’isola per goderne il paesaggio lussureggiante e gli effetti benefici delle sue acque. Nel Novecento - in particolare a partire dagli anni Sessanta -, Ischia è diventata un centro turistico di primaria importanza, vedendo moltiplicarsi in maniera esponenziale la costruzione di case, alberghi, strutture turistiche e termali.

I Greci chiamarono la loro colonia sull'isola Pithekoussai, nome dalla etimologia incerta. Secondo Senagora il nome deriverebbe da pithekos, scimmia, e alluderebbe al mito dei Cercopi, abitanti delle isole flegree trasformati da Zeus in cercopitechi. Plinio il Vecchio fa derivare il nome da pythos, anfora, teoria suffragata da ritrovamenti archeologici che testimoniano la produzione greco-italica di ceramiche (e in particolare di anfore da vino) nell'isola e nel golfo di Napoli. Le prime testimonianze del nome attuale dell'isola risalgono all'anno 812, in una lettera di Papa Leone III nella quale informa l'imperatore Carlo Magno di devastazioni occorse nell'area, chiamando l'isola Iscla maior. Alcuni studiosi ricollegano il termine alla parola di origine semitica I-schra, "isola nera" che in sé potrebbe anche essere accettabile se non fosse che dal punto di vista geologico l'isola per i suoi prodotti vulcanici appare soprattutto bianca. Peraltro la frequentazione fenicia dell'isola è archeologicamente documentata in epoca molto antica. Nella diffusione in Campania ed Etruria meridionale, fin dall’VIII secolo a.C., di oggetti di produzione o ispirazione egiziana, «hanno certo parte i mercanti fenici installati a Ischia e poi frequentatori delle coste tirreniche». Il nome Aenaria, utilizzato dai latini, è legato alle officine metallurgiche (da aenus, metallo) localizzate sulla costa orientale.

 

L'isola di Capri è una conchiglia, una concrezione calcarea, dura, ostica verso l'esterno, con un ambito interno protetto, morbido e accogliente. A differenza delle vicine Ischia e Procida, l'isola di Capri ha un'origine carsica. Inizialmente era unita alla penisola sorrentina, successivamente è stata sommersa in parte dal mare e separata quindi dalla terraferma, dove oggi si trova lo stretto di Bocca Piccola. Capri presenta una struttura morfologica complessa, con cime di media altezza (Monte Solaro 589 m. e Monte Tiberio 334 m.), e vasti altopiani interni, tra cui il principale è quello detto di "Anacapri". I principali centri abitati dell'isola sono Capri, Anacapri, Marina Grande mentre l'altro versante marino di Capri, Marina Piccola, risulta meno abitato e ancora più soggetto al fenomeno della speculazione edilizia che ha investito tutta l'isola dai primi anni ottanta ad oggi.

La costa dell'isola è frastagliata, con numerose grotte e cale che si alternano a ripide scogliere. Le grotte, nascoste sotto le scogliere, furono utilizzate in epoca romana come ninfei delle sontuose ville che vennero costruite durante l'Impero. La grotta più famosa è la Grotta Azzurra, in cui magici effetti luminosi furono descritti da moltissimi scrittori e poeti. Caratteristici di Capri sono i celebri Faraglioni, tre piccoli isolotti rocciosi a poca distanza dalla riva che creano un effetto scenografico e paesaggistico; ad essi sono stati attribuiti anche dei nomi per distinguerli: Stella per quello attaccato alla terraferma, Faraglione di Mezzo per quello frapposto agli altri due e Faraglione di Fuori (o Scopolo) per quello più lontano dall'isola. L'isola conserva numerose specie animali e vegetali, alcune endemiche e rarissime, come la lucertola azzurra, che vive su uno dei tre Faraglioni. La vegetazione è tipicamente mediterranea, con prevalenza di agavi, fichi d'India e ginestre. A Capri non sono più presenti sorgenti d'acqua potabile ed il rifornimento idrico è garantito da condotte sottomarine provenienti dalla penisola sorrentina. L'energia elettrica viene fornita da una società privata in loco.

 

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