Il progettare per se stessi produce un sentimento forte di identificazione con la propria opera che comporta indubbie opportunità, ma anche insospettate difficoltà. Progettando per se stessi è possibile inoltrarsi in ambiti sperimentali liberi da pregiudizi, da pressioni, da imposizioni esterne, per perseguire aspirazioni rivolte su orizzonti ideali di più vasta portata. Di contro, progettando per se stessi ci si può addentrare nei territori della pura astrazione e dell’autoreferenzialità, distaccandosi dai dati stringenti del reale.

L’assenza di intermediazioni tra se stessi e la propria opera può comportare, allora, l’evasione nei campi liberi del “tutto possibile”, laddove l’assenza di vincoli può provocare l’allontanamento dall’originaria ragione d’essere dell’opera e il manifestarsi di un vuoto di legittimazione che ne discopre una fondamentale inessenzialità. D’altro canto, il sentimento di identificazione con la propria opera richiama necessità espressive di auto-rappresentazione che, tuttavia, possono anche interporre ostacoli insuperabili al suo palesarsi, allorquando il disagio che è solito manifestarsi in alcune fasi del processo creativo investe aspetti personali che accentuano la problematicità del dare forma al proprio “ritratto di pietra”.

Ma progettare per se stessi può spingere a sondare campi nuovi di sperimentazione, misurandosi, per esempio, con le tematiche dell’autocostruzione, con le pratiche dell’architettura senza progetto, con l’interrelazione di altre figure -per esempio familiari- che suppongono diverse forme di condizionamento e, soprattutto, può promuovere la realizzazione di una sorta di laboratorio personale di idee spaziali, di tecniche costruttive e di utilizzo di materiali con cui sperimentare soluzioni innovative, da applicare successivamente in altre occasioni progettuali.

Nell’evento ischitano saranno presentati progetti di case, ma non solo: anche uffici, studi, negozi, giardini, interventi di nuova edificazione o di ristrutturazione, e poi arredi, elementi di design o oggetti d’uso comune; tutti rispondenti alla condizione di avere nel progettista anche il committente e fruitore dell’opera. L’obiettivo dell’iniziativa è sondare nuove modalità applicative rese possibili da questa sovrapposizione di ruoli, ma anche indagare i modi mediante cui le opere entrano nel mondo dei prodotti di uso comune, affievolendo con il tempo l’impronta distintiva della mano che le ha modellate o, viceversa, conservando riconoscibile la traccia di colui che in origine le ha concepite come una proiezione diretta di se stesso.


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