I PORTI DEL MEDITERRANEO:
POTENZIAMENTO INFRASTRUTTURALE E SALVAGUARDIA AMBIENTALE


Le aree portuali stanno conoscendo in questi ultimi anni una rinnovata attenzione. Da Napoli a Genova, da Venezia a Trieste, da Marsiglia a Barcellona, da Salonicco ad Alessandria, i principali centri del Mediterraneo (e non solo del Mediterraneo) sono fatti oggetto di articolati programmi di ristrutturazione e riconversione funzionale. La favorevole congiuntura di processi economici a grande scala e le innovazioni tecnologiche nel settore dei trasporti marittimi hanno reso disponibili le aree portuali, fino a poco tempo fa alienate alla fruizione della collettività, discoprendo in esse inusitate potenzialità per nuovi usi urbani.

Ma se nelle aree metropolitane tali processi assumono una rilevanza che investe una complessa rete di componenti funzionali, nei centri minori, nelle isole e nelle località turistiche, la riconversione degli scali passeggeri, degli approdi turistici e crocieristici apre un campo di sperimentazione che investe direttamente i rapporti con l'ambito paesaggistico; rapporti pesantemente alterati nel corso degli ultimi decenni da uno sfruttamento indiscriminato del territorio. In questo quadro, appare urgente definire i termini di un nuovo equilibrio tra attività economiche e ambiente, per la promozione di uno sviluppo fondato su basi eco-compatibili.

L'IsAM ha promosso lo studio dei porti del Mediterraneo, un patrimonio di notevole valore ambientale e di grandi potenzialità, su cui sono sorte e si sono sviluppate le maggiori civiltà del mondo antico. Ad essi è possibile guardare oggi riconoscendone il ruolo trainante per uno sviluppo equilibrato del territorio, capace di coniugare potenziamento infrastrutturale e salvaguardia ambientale.

Oggetto di studio sono stati il porto di Forio e il porto di Ventotene: due strutture storiche di notevole valore ambientale che nel corso degli ultimi decenni sono state fatte oggetto di interventi che ne hanno stravolto il carattere e il sottile equilibrio che da sempre istituivano con il proprio contesto paesaggistico.

Gli architetti invitati hanno elaborato delle ipotesi progettuali che evidenziano la necessità di ripensare queste strutture portuali non solamente nei loro aspetti tecnici, ma come spazi di vita, integrati al costruito e alle attività urbane che vi si affacciano.

 

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